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Postato da biancabalena alle 28/03/2007 10:55 del mercoledì, 28 marzo 2007

È difficile per chi scrive affrancarsi dai propri miti, resistere all’impulso di scrivere nello stile di chi ci ha nutrito delle sue parole. Non ci riesce, forse, Rosella Postorino in questo suo romanzo d’esordio.

Essendo però il riferimento Marguerite Duras, (di nuovo Marguerite… e pensare che ho comprato questo libro guidata dalla fascinazione per l’immagine di copertina) non posso dire che ritrovarla nella scrittura della Postorino mi sia spiaciuto.

E aggiungo che scrivere come la Duras non è mica da tutti!

E aggiungo che la storia, in ogni caso, è assolutamente originale, e intensa, forte. Ti colpisce, ti ferisce, arriva in profondità.

Non è una lettura “da giorno, da passatempo, da viaggio”, non è un libro “delizioso e basta, senza oscurità, senza silenzio.” (le parole tra virgolette sono ancora della Duras)

Ester è una protagonista che non dimenticherò.

Quindici anni e una fame straziante di amore. Un bisogno struggente di essere capita, compresa, stretta e accolta. Un’incapacità volontaria di chiedere, un grido dentro che non può uscire, che non può essere ascoltato.

Non dagli amici del Circolo, gentili e distratti, che si lasciano offrire le sue parole e i suoi baci, ciechi al suo corpo martoriato, alle sue mani dilaniate.

Non dall’amica del cuore, troppo intelligente e sensibile per non vedere, troppo pavida per aiutare davvero.

Non dalla madre, troppo troppo stanca per tutto oramai.

Non da quel padre imprigionato nella stanza di sopra, dentro il suo corpo spezzato.

La stanza di sopra è la storia di una caduta, lenta, inesorabile, dolorosa. Scoprire Ester dalle sue parole, nude, sincere, rabbiose e tenere, è vedere un essere sofferente che si inerpica su un monte e inciampa e cade e cade e cade ancora, straziandosi le carni, incapace di chiedere aiuto. È desiderare di poter essere lì, a sorreggerla, ad ammorbidire la sua caduta ingiusta e incolpevole. Vorresti poterlo proteggere tu, quel corpo “che nessuno difende”.

“Quante volte ancora lei inciamperà su questa cosa senza saperla nemmeno nominare, avrebbe smesso persino di riconoscerla, ne avrebbe perso memoria, sarebbe rimasta nella sua vita come un masso minaccioso dentro l’acqua, troppo vicina alla riva, sarebbe stata lividi e graffi e poi cicatrici sbiadite, niente più fazzoletti da porgere, niente scarpe lucide e completi scuri, nessun gesto deciso per tirarla a sé, nessuno ad afferrarle la mano, lei non avrebbe più saputo dove cadere, ne avrebbe avuto il terrore. Quella cosa invisibile che non sa nominare sarebbe rimasta lì per sempre, senza alternative, e lei sempre vi sarebbe inciampata, come un destino, alla fine di ogni miracolo possibile.”

La stanza di sopra è anche una storia di tradimenti, per lo più involontari ma non per questo meno feroci, è un libro che fa male, che taglia come pezzi di vetro, che si fissa nella memoria.

 

 

Rosella Postorino – LA STANZA DI SOPRA  ed. Neri Pozza- Bloom

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Commenti
#1    28 Marzo 2007 - 13:29
 
Entrato nel tuo blog, ciao, .. letto il tuo commento... ribadisco che forse oggi non è giornata per desiderare di leggere il libro. Già leggendo solo la tua sintesi sono rimasto vacuo per alcuni minuti.
Oggi faccio festa, domani magari mi va di farmi male.
Andrea
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#2    28 Marzo 2007 - 17:57
 
conosco la postorino, solo un po' per la verità (un incontro di dieci minuti, qualche mail) e ho letto il suo libro.
ne sono entusiasta anche io.
nei prossimi giorni, cara sabrina, magari ti mando una mail con la recensione che ho scritto sul libro.
r.
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#3    28 Marzo 2007 - 20:58
 
Grazie Remo, la leggerò con piacere.
Andrea, quando un libro riesce a farmi male, di solito lo consiglio agli amici.. :-)
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#4    29 Marzo 2007 - 09:16
 
Comunque contento di essere annoverato tra gli "amici" , ma meglio fratelli...
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#5    30 Marzo 2007 - 20:01
 
Ho letto il libro di Rosella e come le ho detto personalmente Ester non si dimentica facilmente ed è stata dura leggere la parola fine de La stanza di sopra.
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#6    31 Marzo 2007 - 14:10
 
Dura, sì. Anche perchè l'ultima scena è di una tenerezza struggente e tragica.
Gli occhi sbarrati del padre ce li hai davanti, la prigione di quel corpo la senti tua. Come lettore senti che il finale è quello giusto, ma umanamente invece chiederesti il miracolo, l'inverosimile, uno schiaffo al realismo, un happy end dolce da cariare i denti.
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#7    31 Marzo 2007 - 16:53
 
mi piacerebbe scriverti, ma alla tua mail personale, purtroppo non amo (ancora?) i blog.

ciao

rosella
utente anonimo

#8    05 Aprile 2007 - 20:13
 
Appena in tempo...
Ecco l'acquisto di domani.
Grazie.
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#9    05 Aprile 2007 - 22:18
 
Non te ne pentirai.
Assicurato! :-)
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#10    06 Aprile 2007 - 10:56
 
Balenabianca, non ho mai condiviso la mia passione per la Duras con nessuno prima. Pensa che tempo fa mi sono anche iscritta ad un gruppo Yahoo, che recava il suo nome ed ero tutta emozionata al pensiero di potere entrare in una "cerchia" magica di persone accomunate da un amore. Capirai la mia delusione quando ho capito che il suo nome era un mero pretesto, che nessuno ne parlava e soprattutto quando ho capito come funzionano i gruppi Yahoo! Voglio portarti a casa mia Balenabianca a leggere le "minuzie di una lettrice con il vezzo della scrittura", te lo dico chiaramente. Vieni, chè ti aspetto. Buongiorno a tutti da Giulia.
utente anonimo

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