Postato da biancabalena alle 04/12/2007 21:29 del martedì, 04 dicembre 2007
Qualche anticipazione.
Ho salutato i “miei” personaggi. Li ho congedati, ho fissato le loro parole, i loro sguardi, i loro destini.
Non posso più aggiungere niente, io.
Chiunque leggerà la loro storia sì invece. Tra poco (non so ancora esattamente quanto ma poco) loro entreranno, in punta di piedi, nella vita di qualcuno. Francesca, Marga, Viola, Massimo, Denny, Cesare, Iris…
Avranno volti che io non conosco, intenzioni che forse mi sorprenderebbero, le loro vicende si intrecceranno ad altre storie, allacceranno connessioni, una ragnatela fragile e lucente.
Tutto questo è affascinante e pauroso. Ma è anche giusto. Deve andare così.
Una storia si consegna, nel momento in cui si racconta. Entra nel respiro del mondo, si sgancia da chi l’ha immaginata, comincia un viaggio.
Prima di partire, però, mi va di presentarveli, questi personaggi che per quasi due anni mi hanno tenuto compagnia, a volte da soli, più spesso assieme ad altri.
Così, come viene. Con le mie parole, le parole del mio romanzo, che si chiamerà “Il cerchio imperfetto”. E la prima che voglio presentarvi è Viola. Lei, non so perché.
Viola.
Per un po’ restiamo a guardarci, in silenzio.
Io e Viola.
Che non è nata con quel nome, ma con un altro, che noi non conosciamo. Un nome che significa ‘grande albero’, in serbo, ci ha detto.
Un nome da condottiero, da marinaio, un nome ammantato di virilità.
Viola è il nome che lei si è scelta, quattro operazioni fa, una sera a casa mia, dopo avere posato per il suo primo ritratto. La sera che ha conosciuto Marga.
…
Nessuno, guardandola ora, potrebbe mai vedere un grande albero, in quel fiore delicato.
Soltanto gli occhi sono rimasti gli stessi. Occhi incredibilmente chiari, contro la pelle olivastra.
Sono tanti, ci disse un giorno, quelli che hanno occhi così, tra la sua gente. Nel villaggio in cui è nata, tra Serbia e Montenegro, nella grande famiglia che ha dato la vita al grande albero, e provato a strapparla al fragile fiore.
…
Il pomo d’Adamo. L’ultimo frutto del grande albero da recidere, per raddrizzare l’esile stelo del fiore. L’ultimo errore di un destino assolutamente da correggere. Perché, come affermiamo convinte io e Marga quando ci capita di entrare in argomento, Viola è la donna più donna che abbiamo mai conosciuto.
Basta guardarla ora, con il suo semplice tubino nero di Chanel, i capelli raccolti sobriamente, le spalle e le braccia esili, i polsi nascosti da una cascata di bracciali come sempre, jais stasera, le caviglie strette infilate nelle decolletè con il tacco, il trucco solo accennato, l’alone del suo profumo appena percettibile.
Immaginarla maschio è come pensare a Audrey Hepburn mascherata da uomo. Semplicemente ridicola, totalmente inadeguata alla parte.
Com’era quando la incontrammo per la prima volta, arrivata in Italia da poco, troppo timida per vestirsi da donna, troppo nauseata per vestirsi da uomo.
Sospesa in un’innaturale neutralità.