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Cattivi maestri

Tutti gli scrittori sono infelici. L’immagine del mondo nei libri è dunque troppo buia. I senza-parola sono felici: donne in giardini di cottages.
(Virginia Wolf)
Non si conosce mai la storia prima che sia scritta. Prima che abbia subito la scomparsa delle circostanze che hanno fatto sì che l’autore l’abbia scritta. E soprattutto prima che abbia subito nel libro la mutilazione del suo passato, del suo corpo, del tuo volto, della tua voce, prima che divenga irrimediabile, fatale, intendo anche: prima che nel libro sia diventata esteriore, portata lontano, separata dal suo autore e per l’eternità a venire, per lui, persa
(Marguerite Duras)
Che fare con la paura di scrivere: perché paura? Paura di non farcela? Paura che il mondo, nelle cose che ci rifiuta, butti lì che stiamo sbagliando?
(Sylvia Plath)
I fogli bianchi sono la dismisura dell'anima e io su questo sapore agrodolce vorrò un giorno morire, perchè il foglio bianco è violento. Violento come una bandiera, una voragine di fuoco, e così io mi compongo, lettera su lettera all'infinito affinché uno mi legga ma nessuno impari nulla perchè la vita è sorso, e sorso di vita i fogli bianchi dismisura dell'anima
(Alda Merini)
Aver scritto qualcosa che ti lascia come un fucile sparato, ancora scosso e riarso, vuotato di tutto te stesso, dove non solo hai scaricato tutto quello che sai di te stesso, ma quello che sospetti e supponi, e i sussulti, i fantasmi, l’inconscio – averlo fatto con lunga fatica e tensione, con cautela di giorni e tremori e repentine scoperte e fallimenti e irrigidirsi di tutta la vita su quel punto – accorgersi che tutto questo è come nulla se un segno umano, una parola, una presenza non lo accoglie, lo scalda - e morir di freddo – parlare al deserto – essere solo notte e giorno come un morto
(Cesare Pavese)

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giovedì, 26 giugno 2008
Postato da biancabalena

Ho cominciato e finito questa antologia, in poco più di un giorno.
Le antologie di per sé sono ancora più rischiose, dal punto di vista del lettore, delle raccolte di racconti: se già il fatto di leggere  storie diverse partorite dalla stessa mente rischia di “spezzare” un po’ l’incanto (conosco diverse persone che per principio non leggono racconti, mai), il fatto di trovare messe in fila storie diverse scritte da autori diversi rischia di straniare o di distrarre, un po’ come le compilation musicali, di cui magari ti piacciono sette pezzi su venti e non fai che saltellare avanti e indietro cercando quelli.
Questo in teoria. In pratica, invece mi sono goduta ognuno dei diciotti racconti dei Giovani Cosmetici, come se mi trovassi a teatro, e sulla scena ci fossero diciotto bravi attori che a turno, illuminati da un riflettore, mi raccontassero la propria storia, a modo loro.
Ho sentito anche una sorta di fil rouge, non tematico (anche se alcuni temi ricorrono, mi pare, come quello della violenza che nasce improvvisa e fredda e resta inspiegata - inspiegabile, come in Bambini, in Urlate più che potete, in La cena degli amanti, per esempio) e nemmeno come richiamo a un certo tipo di scrittura o di maestri: non c’è tentativo di omologazione, eppure.
Eppure il filo c’è. Forse è la Bellezza, il filo, semplicemente.
O forse è la capacità di questi diciotto autori di rivolgersi direttamente al lettore, di tenerlo stretto. Ecco, mi sembra di avvicinarmi.
Ho avuto l’impressione, leggendo i racconti, di sentire la voce di chi li ha scritti, e non sempre capita. Voci tutte diverse ma ugualmente nitide. Certo, alcune le ho sentite più vicine e altre meno, ma sono rimaste lì, non sono scivolate in dissolvenza, non ho mai fatto lettura trasversale, i miei occhi sono rimasti per tutto il tempo ancorati alle parole.
Ho desiderato ogni volta scoprire come sarebbe andata a finire, i “giovani cosmetici” hanno saputo prendermi la mano e tenermi lì, vicina e con il fiato in sospeso, mentre mi raccontavano la loro storia.
Probabilmente il fil rouge del quale parlavo si chiama semplicemente talento, dunque.
E poi volevo elencarne qualcuno che mi ha più colpito, ma mi sono accorta che la lista sarebbe così lunga da diventare di fatto un “tutti tranne”, e non sarebbe giusto, perché anche i “tranne” li ho trovati belli. Per cui non dico altro.
Leggeteli. Sono brevissimi e fulminanti. Come epifanie.
 
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Categorie del post: libri, giulia belloni, dalle mie letture, giovani cosmetici |Grazie per i vostri commenti (pop-up)
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