Postato da biancabalena
Ho cominciato e finito questa antologia, in poco più di un giorno.
Le antologie di per sé sono ancora più rischiose, dal punto di vista del lettore, delle raccolte di racconti: se già il fatto di leggere storie diverse partorite dalla stessa mente rischia di “spezzare” un po’ l’incanto (conosco diverse persone che per principio non leggono racconti, mai), il fatto di trovare messe in fila storie diverse scritte da autori diversi rischia di straniare o di distrarre, un po’ come le compilation musicali, di cui magari ti piacciono sette pezzi su venti e non fai che saltellare avanti e indietro cercando quelli.
Questo in teoria. In pratica, invece mi sono goduta ognuno dei diciotti racconti dei Giovani Cosmetici, come se mi trovassi a teatro, e sulla scena ci fossero diciotto bravi attori che a turno, illuminati da un riflettore, mi raccontassero la propria storia, a modo loro.
Ho sentito anche una sorta di fil rouge, non tematico (anche se alcuni temi ricorrono, mi pare, come quello della violenza che nasce improvvisa e fredda e resta inspiegata - inspiegabile, come in Bambini, in Urlate più che potete, in La cena degli amanti, per esempio) e nemmeno come richiamo a un certo tipo di scrittura o di maestri: non c’è tentativo di omologazione, eppure.
Eppure il filo c’è. Forse è la Bellezza, il filo, semplicemente.
O forse è la capacità di questi diciotto autori di rivolgersi direttamente al lettore, di tenerlo stretto. Ecco, mi sembra di avvicinarmi.
Ho avuto l’impressione, leggendo i racconti, di sentire la voce di chi li ha scritti, e non sempre capita. Voci tutte diverse ma ugualmente nitide. Certo, alcune le ho sentite più vicine e altre meno, ma sono rimaste lì, non sono scivolate in dissolvenza, non ho mai fatto lettura trasversale, i miei occhi sono rimasti per tutto il tempo ancorati alle parole.
Ho desiderato ogni volta scoprire come sarebbe andata a finire, i “giovani cosmetici” hanno saputo prendermi la mano e tenermi lì, vicina e con il fiato in sospeso, mentre mi raccontavano la loro storia.
Probabilmente il fil rouge del quale parlavo si chiama semplicemente talento, dunque.
E poi volevo elencarne qualcuno che mi ha più colpito, ma mi sono accorta che la lista sarebbe così lunga da diventare di fatto un “tutti tranne”, e non sarebbe giusto, perché anche i “tranne” li ho trovati belli. Per cui non dico altro.
Leggeteli. Sono brevissimi e fulminanti. Come epifanie.